domenica 26 settembre 2010

Ultima chiamata


Premessa: questo messaggi è appositamente provocatorio senza cattivi intenti ma solo per vedere se c'è speranza.

Sono mesi che nei vari blog si parla della "crisi" dei compensi degli autori e dei vari problemi che sono costretti ad affrontare.

Il problema è che a far discorsi generici sono bravi tutti ma poi...

Poi ci si deve scontrare con la vita reale con il fatto che gli editori "nemici" sono persone in carne ed ossa che hanno i loro problemi, le loro scuse e magari con alcuni di loro ci sono rapporti di amicizia.

Io, qualche tempo fa parlando con un amico gli dicevo come, secondo me, per fare l'editore serio non si devono avere amici ma scegliere in base ai bisogni della casa editrice, ecco, anche per fare una protesta seria serve non aver amici o, almeno, riuscire a distinguere i due ruoli.

Ci riusciranno?

Dai primi segni direi di no. Fioriscono i discorsi in cui si incensa un editore o almeno si precisa che ci si è trovati sempre bene. Ma che vuol dire trovarsi bene? Uno, umanamente, si può trovare magnificamente anche con editori non paganti o con paghe che rasentano il rimborso spese ma qui stiamo lottando per avere una paga dignitosa o ci si limita a criticare quei due editori più infimi con i quali si sa già non si vuol avere a che fare? Che differenza intercorre tra lavorare per niente e lavorare per uno stipendio che non ti permette di campare?

Chi è disposto a farsi nemici? Chi se la sente di parlare dei suoi problemi senza la paura di passare da coglione perché vive con una paga misera pur se lavora da molti anni?

Secondo me, se si vuol cambiare qualcosa si deve essere critici ed è inevitabile creare un conflitto. Come si spiega in ogni manuale di sceneggiatura perché il personaggio cresca deve aprirsi un conflitto, il personaggio deve cercare di raggiungere la sua meta scontrandosi con le avversità. In un conflitto si deve scegliere una parte, schierarsi. Chi si schiererà? Molti anni fa, 15 circa, qualcuno provò a fare una cosa simile. Quanti furono gli iscritti? Pochi, così come pochi sono gli iscritti al SILF.

Ora sarebbe diverso visto che quel che si rischia di perdere è di minore entità? Non credo proprio, anzi meno c'è e più le persone diventano gelose, legate a questo piccolo mondo.

Questa riunione nasce in un modo poco partecipato, ad oggi non si sa se ci sono idee alla base, se c'è già qualcuna di concreto nelle menti degli organizzatori, non si sa come verrà organizzata ( mi è stato riferito che saranno presenti pure gli editori anche se in molti speravano di avere un po' di tempo solo per gli autori) alla fine non so se ripetere gli sbagli del SILF di non chiamare tutti a partecipare alla creazione di questo evento sia stata una buona idea. In vari blog ci sono stati interventi in materia ma le soluzioni pratiche ancora non si vedono.

Intanto, come dicevo inizialmente, però si affacciano certi personaggi a raccontare che a loro va tutto bene e che si occupano della cosa solo per gli altri. Se continua così alla fine la riunione servirà a dirci come va bene qua in Italia. Ma vi ricordate che all'inizio in tanti si lamentavano? Forse mi confondo, forse erano solo chiacchiere sul tempo e sul fatto che non ci sono più le mezze stagioni.

9 commenti:

. : Aetherea : . ha detto...

Concordo...
Io faccio parte di chi ha parlato forse anche troppo "genericamente" della questione, nominando sì gli editori, ma riferendomi soprattutto ai privati che ti commissionano lavori a volte senza nemmeno chiederti quanto costeranno.
A quelli che cercano di rifilarti cifre ridicole per lavori durati giorni.
A quelli che ci marciano spudoratamente in nome di amicizie, vere o presunte (chissà perchèsi ricordano di te solo quando gli serve qualcosa eh?).
A chi da per scontato che una cosa che ti piace la fai gratis sempre e comunque.
Sono queste le cose che detesto.

Il frutto dell'ingegno umano non ha prezzo, è questo il punto, e la questione è veramente più aperta che mai :)

Design270 ha detto...

Non è plausibile formare un collettivo di base? Non un comitato del tombino e nemmeno un sindacato.
Un collettivo. La rete tra le altre cose ci permette di condividere informazioni e idee.
Se poi il collettivo vuole provare a confluire in un sindacato avrà rodato un sistema di confronto che funziona. Se il collettivo vorrà limitarsi a fare cultura invece sarà autonomo e fuori da qualsiasi tipo di condizionamento, anche editoriale. Io butto lì idee.
Il collettivo permette di far crescere un'idea. Oppure permette di deviare l'idea. Il collettivo se flette non provoca scossoni. Al contrario se il collettivo è ragionato e funziona in termini di ASSOCIAZIONISMO può diventare una forza critica e di influenza (parlo per esperienza).

Armaduk ha detto...

la responsabilità è tutta dei collettivi:)

No, ok, sul serio. Questa cosa del collettivo (anche se pensavo più a una associazione) l'avevo presa in considerazione anch'io qualche tempo fa salvo poi farmi prendere da botte di realismo: servirebbe? a chi? a cosa) e, soprattutto: in che modo?
Ce si rifletti un po' ti rendi conto che a un collettivo o a una associazione finirebbero per aderire quasi esclusivamente gli autori che non hanno bisogno di collettivi o di associazioni.

Onestamente a leggere tutti i discorsi degli ultimi mesi mi sto demotivando di brutto.

Arm

Design270 ha detto...

no arm, aspe un collettivo è un gruppo di persone che hanno obbiettivi comuni e che condividono linee di pensiero.
I modi e i limiti vanno stabiliti da principio e come dicevo sopra, non devono servire a null'altro che creare una coscienza comune, quanto meno sui partecipanti.
Io sono convinto che questo continuo gioco allo scarica barile in ogni settore della nostra vita e società stia allontanandoci sempre di più gli uni dagli altri con semplici bariere comportamentali che non controlliamo ma che usiamo di frequente. La più classica è "non la pensi come me, ti giro al largo". Peggio, "non sei un professionista, gira al largo".
Invece se dei PROFESSIONISTI si riunissero per fare Politica nel fumetto. Dove con il termine "Politica" non intendo Sindacato. Es.: Cosa significa scrivere una storia, cosa significa disegnarla, cosa significa conquistarsi un pubblico, come si conquista un pubblico, da che pubblico si mira farsi leggere e così via, le strategie per coltivare un pubblico, farlo crescere e rinnovarlo e le modalità di confronto tra professionisti del settore.
Ma poi le questioni potrebbero esser moltissime e a vari livelli di approfondimento. Senza menarsela sul devono pagare, non devono pagare, che rimane una speculazione inutile e banale.

Design270 ha detto...

ah, dimenticavo, un collettivo condivide una filosofia e delle regole comuni.

Armaduk ha detto...

Ah, ok, capito. Tutto molto bello.

Però purtroppo il problema al momento è ancora quello di "menarsela sul devono pagare, non devono pagare".
Non faccio nomi ma qui ci sono autori con 4 coglioni che non potendo pagare l'affitto di casa vanno in giro a chiedere ospitalità ad amici e parenti. PRIMA pensiamo a questo e POI a cosa significa scrivere una sceneggiatura, ecc. no?

Design270 ha detto...

belin, quindi oltre a dover ospitare lui devi ospitare anche sti 4 coglioni? :-)

ma tu credi davvero che possa cambiare qualcosa senza una rivoluzione di pensiero seria? Io credo che qui oggi (vedi i premi a Treviso) continua a non esistere una coscienza comune sul "senso del fare questo lavoro".

Claudia ha detto...

Non riesco manco a partecipare alle mie discussioni, uffa!
Allora per il discorso associazioni/collettivi/sindacati: io potrei anche esser d'accordo sul fatto che sarebbe un punto d'inizio però esistono dei problemi da affrontare.
1-15 anni fa Toninelli provò a fare qualcosa del genere e ultimamente ha anche riproposto la sua idea però a suo tempo la sua bella iniziativa ebbe un intoppo grave, gli autori non vi aderirono in massa, oggi lo farebbero?
2- Chi è disponibile a sobbarcarsi tempi e soprattutto a non esser benvisto nel mondo dell'editoria per dare voce a persone che riescono a malapena a dire che c'è un problema generale ma non riescono a dare suggerimenti per soluzioni e spesso arrivano a negare ogni problema quando si parla della propria situazione?
3- Chi è in giri ben più "alti" o se ne è emigrato e quindi potrebbe parlare, cosa ne sa di quel che accade nella piccola editoria e perché dovrebbe sobbarcarsi un impegno simile? Quelli che ci sono dentro e che sono parte di questo sistema se non si sono ribellati fin'ora riusciranno a farlo adesso? Oppure saranno schiacciati da un sistema a cui, comunque sia, partecipano. Ovvero finché si parla degli altri o delle case editrici in generale è tutto ok ma poi chi farà i nomi ed elencherà i propri problemi? Io ne sono fuori ma riconosco che alle volte i rapporti di amicizia o umani potrebbero rovinarsi e allora serve una buona contropartita, una mira possibile, una buona dose di serenità, fermezza e non troppa paura a confessare le proprie minchiate.
4- Sono passati diversi mesi da che è iniziata questa disputa e ad oggi, dopo tanti strepiti, non vedo nulla di fatto. Io ho scritto numerose volte su blog e in pubblico alla ricerca di altre soluzioni e, a parte le risposte vostre e di pochi altri, non si è visto nessuno. Ok, magari avranno altri con cui interloquire però non sono riuscita a trovare solo 3-4 persone che ne parli con proposte serie.
Ma ci sono o no delle idee? Perché senza idee che si parte a fare?

Anch'io come Armando temo che la questione paga e diritti sia basilare così come la serietà delle case editrici, se non mi pagano mi potrebbero offrire trasferte pagate e riconoscimenti a iosa e non saprei che farmene.
Poi su certi argomenti come vendite, segmenti di mercato non voglio entrarci, come artista faccio un prodotto secondo la mia coscienza e le mie capacità poi starà all'editore dirmi se lo vuole e utilizzare il mio lavoro per farci soldi. Non penso sia compito dell'autore porsi problemi di marketing o promuovere il fumetto in Italia anche perché potremmo anche trovarci tutti assieme e,assurdamente, visto che non abbiamo competenze in materia, trovare la risposta a tutti i problemi del fumetto italiano ma poi che facciamo? Imponiamo agli editori le nostre scelte editoriali? Giustamente ci potrebbero dire: ehi se volete che mettiamo i soldi almeno quello fatelo decidere a noi. :D

Sono circa 3 mesi che si parla di problemi e poi della riunione, ma sapete di cosa si parlerà a questa riunione, io non penso parteciperò a un roba organizzata senza un minimo di ricerca del coinvolgimento degli interessati, mi pare uguale al SILF nato sulla volontà di alcuni singoli ma senza nessun appoggio dei lavoratori che infatti oggi si lamenta giusto di quello, ehi guardate che anche 10 anni fa quando l'avete fondato era così la situazione!

Design270 ha detto...

posso sbagliarmi ma mancano le motivazioni per unirsi.