lunedì 25 agosto 2008

Critica e bla, bla...


Qualche tempo fa discutevo di critica al fumetto in altri blog e vorrei riportare le idee espresse in questo mio spazio. L'argomento mi sta a cuore perché sono una lettrice di critiche sui libri, cinema e fumetto francese in lingua originale ma non ho quasi mai trovato il corrispettivo in Italia e allora mi sono posta la domanda: perché?
In sintesi estrema questa è la spiegazione che mi sono data: la mancanza di persone che usufruiscono delle recensioni con gli anni ha portato a un ristringersi in modo notevole della richiesta di critica ed è quasi sparita la figura professionale e la cultura che ci dovrebbe essere attorno a questo ruolo.
Spiego meglio i concetti.
In Italia il numero di fumetti che esce è basso e non molto variegato, cioè girano sempre le stesse persone, non dico ci si conosce tutti ma quasi e pertanto diventa difficile scrivere un pezzo su qualcosa a meno che si voglia tagliare qualsiasi parte in cui si parla male di qualcosa. Ora voi potreste fare tre obiezioni a questo mio discorso: ma una critica non dici sempre che non è parlare male di qualcosa ma dissezionare i suoi aspetti e illustrarli? Anche negli altri paesi si conoscono un po' tutti? Ma esistono recensioni di tanti generi (cinema, libri, dischi) perché proprio per il fumetto è un problema? Avete ragione ma ho visto di persona e nei racconti di amici come è difficile essere delicati, quante volte una critica sembra troppo dura all'autore e interviene lui o amici. Che gli italici autori siano più sensibili? Forse sì. Ipotizzo le cause. In Francia c'è critica ma quasi mai interviengono i diretti interessati perché hanno altro da fare e perché possono permettersi critiche negative tanto venderanno ugualmente, in definitiva perché c'è più mercato e non è che un'opinione negativa rovina qualcuno. Anche le altre obiezioni mi sembra che si smonti con le stesse argomentazioni, pensate ai film dei Vanzina, non gliene frega niente se vengono stroncati dalla critica tanto vendono uguale, quindi è la floridezza del mezzo che rende libera la critica.
Un altro aspetto è la mancanza del valore della cultura in generale, sembra che studiare sia superfluo, anche da stupidi, il mondo è dinamico a che serve perdere tempo su libri ammuffiti! Mi sembra che la lettura sia un valore sempre meno di moda, quindi anche in pensare di voler approfondire le conoscenze diventa sempre più una cosa di nicchia. Le opinioni si devono snocciolano velocemente mentre per poter scrivere qualcosa di seriamente ponderato serve tempo ma si rischia di non essere più sul pezzo. In più in mezzo fumetto è una isola abitata da abitudinari che sanno un po' di tutto del fumetto italiano e spesso in qualche modo ne fanno parte, già bazzicando qualche forum e blog hai un buon quadro di tutto quello che esce, se si considera i limiti dei propri gusti diciamo che si sa quasi cosa comprare, non c'è una scelta enorme tra cui orientarsi (anche se la Planeta ultimamente ce la mette tutta)
Infine passo all'ultimo problema che si lega a quest'ultime affermazioni: la critica non serve ai lettori ma agli autori. Ok, ho un po' estremizzato ma realmente chi compra le poche riviste di fumetto? Pochi super appassionati e gli autori, per vedere come hanno recensito le proprie opere e quelle di amici e nemici. Sarò cattiva ma alle volte mi sembra proprio così, non mi sembra che questo tipo di pubblicazioni abbia il potere di incuriosire nuovi lettori. Non arriva allo scopo.
Per tale motivo non c'è bisogno di una figura professionale che viene spesso rimpiazzata da volenterosi personaggi che scrivono su internet i quali alle volte sono qualificati ma altre volte sono improvvisati e mancano di quella cultura che dovrebbe servire a dare altre chiavi di lettura a un'opera e si limitano a parlarne bene o male con parole che si somigliano sempre e alle volte neanche sono proprio italiano.

In più in quanto fumetto italiano in crisi sono in molti a chiedere che non vi si spari sopra ma siamo veramente sicuri che essere più lievi nelle critiche serva la mezzo? E soprattutto agli autori dato che sono i maggiori consumatori delle analisi fatte?
Molti artisti hanno aperto un loro spazio internet e pubblicizzano le loro opere in rete ma ovviamente questo è molto diverso da una disamina su un fumetto ma se non altro il fumetto lo si vede e lo si può giudicare ma poco si può scoprire della storia e poi come si fa a giudicare un'opera? Cosa è bello? (continua...)

Ah la foto non c'entra niente :P

6 commenti:

Paolo Motta ha detto...

Dario Fo, piace molto anche a me:-)

Mi interessa molto quello che hai scritto sulla critica, siccome prima di darmi al fumetto volevo fare il critico cinematografico (ma alla fine preferisco proporre storie mie, anziché parlare di quelle altrui...)

Anonimo ha detto...

E vogliamo aggiungere che in Italia la critica spesso la fa l'aspirante redattore/fumettaro?

Secondo me, la critica può essere seria solo se poi, dopo che hai scritto il tuo pezzo zucchero e miele, dopo che hai fatto la tua ossequiosa intervista, NON spedisci il curriculum.

Alessandro

Lys ha detto...

Secondo me il tuo ragionamento ha diverse falle.

Innanzitutto distinguiamo fra "fare critica" e "diffondere notizie", che sono due concetti molto diversi: il fatto che si possano reperire facilmente le poche notizie disponibili non c'entra niente col fatto che non ci sia una vera critica del fumetto.

Poi non è vero che la richiesta di critica si è "ristretta". Credo invece che sia vero il contrario: fino a pochi decenni fa il fumetto non era affatto considerato "degno" di essere criticato. Umberto Eco in questo senso ha fatto un po' da apripista, cominciando a commentare criticamente il linguaggio dei fumetti. Adesso una parte del pubblico italiano (in cui annovero anche me stesso) è cresciuto come livello intellettivo e culturale rispetto a quello di venti anni fa e quindi avrebbe piacere di trovare della vera critica (non solo recensioncine), che però non esiste affatto.

Veniamo quindi al punto dolente: perchè non esiste?
I motivi secondo me sono due: in primo luogo il fatto, come dicevo prima, che la richiesta di critica è una cosa recente. Finora se ne sono occupati solo gli appassionati perchè non esiste una soglia minima: chi vuole la fa! Quindi manca gente che abbia deciso in passato di costruirsi una cultura adeguata per potersi permettere di fare il critico e che oggi decida di esercitare questo mestiere nel campo del fumetto. Per esperienza diretta di Valeria ti posso dire che nel cinema non stanno messi meglio: i critici "ufficiali" sono sempre i soliti e raramente per meriti di cultura e/o competenza (conta di più essere stati amici di Fellini, per esempio). Nel frattempo i giovani che hanno fatto studi specifici restano al palo perchè non trovano riviste dove lavorare (e si riducono a scrivere gratis su internet, se proprio non sanno trattenersi).
In secondo luogo, perchè in fin dei conti il mercato del fumetto in Italia fa ridere per volumi e produzione e quindi non giustifica la presenza di una critica organica e costante. Escono pochi fumetti, tutti uguali, al 90% presi dall'estero e tradotti... insomma, il materiale è poco e poco interessante. Per un critico non c'è molto da lavorare

E resta comunque l'annoso problema: il fumetto è sempre stato vittima di discriminazione perchè ritenuto "indegno" di seria considerazione culturale. A volte a ragione, a volte no. La stessa cosa succedeva per il cinema di genere, prima che esplodessero personaggi come Tarantino. Ora si scrivono saggi anche sui film con Alvaro Vitali, ma non scordiamoci di quanti soldi e spettatori girano intorno ai film e quanti invece intorno al fumetto.

Claudia ha detto...

Paolo Motta. Sicuramente recensire è meno creativo di sceneggiare e mi sa che ti sei risparmiato un percorso di "gomitate" non indifferente.

Alessandro: Mah io sono dell'idea che molto sia una sudditanza psicologica, prima ancora di quella di "comodo"

Lys: Secondo me, ammesso anche che il bisogno di critica sia aumentato sicuramente c'è un problema di mercato. Non ritengo sia possibile che esista un mercato con tanta richiesta e nessuno che ci si ficca dentro cosa in parte confermata dalle vendite "bassine" delle pochissime riviste(a)di critica. Sul fatto che internet sia piena di sedicenti "critiche" sono concorde solo che sono poche quelle fatte da appassionati con una cultura sufficiente e molte quelle scritte da gente entusiasta ma non preparata.
Sulla mancanza di materiale in effetti di do ragione, anche se tra Planeta e graphic novel ultimamente le uscite stanno aumentando, speriamo che si smuova qualcosa.
A proposito...
Su Panorama hanno pubblicato un pezzo sulle nuove graphic novel in Italia oltre a sbagliare i nomi hanno scritto:"Il nodo del nuovo fumetto italiano sta in quell'intreccio originario tra salgariana vocazione al racconto, che accomuna il papà di Corto Maltese Hugo Pratt al creatore di Tex Gianluigi Bonelli, e tendenza sperimentale a far uscire la narrativa disegnata dai limiti d'una impostata minorità." Forse come dice un mio amico sta qui la risposta al mio thread sulla critica :D

Lys ha detto...

Sì, sta nel fatto che quelli che parlano di fumetto in TV o sui quotidiani credono che il mondo dei fumetti sia fatto di Zagor e Signor Bonaventura!

Ah, già, scordavo le donnine di Manara...

Sigh!

Claudia ha detto...

Di solito nominano Pratt quando sono acculturati! :D